Caravaggio, tra luce, oscurità e teatralità

Caravaggio- Martyrdom

Dalla sua riscoperta avvenuta nel ventesimo secolo, Michelangelo Merisi da Caravaggio è tra le figure più innovative, dal punto di vista della tecnica della luce e dell’aspetto scenico di questa tecnica. Gli storici e i critici d’arte da sempre ne hanno evidenziato il genio. Il maestro, con la sua personalità avvolta nell’immagine di pittore “maledetto”, ha conferito alla sua pittura una dimensione umana, ma le sue opere colpiscono anche perché Caravaggio ha saputo fare uso della luce artificiale per creare effetti teatrali, degni di una tragedia shakespeariana.

Le immagini delle composizioni ci colpiscono per l’immediatezza dell’effetto ottenuto con la tecnica del chiaroscuro. Caravaggio manipola questa tecnica con la disinvoltura di un fotografo che si trova alle prese con la camera oscura per mettere a fuoco l’immagine che ha davanti. La fotografia che nascerà nel diciannovesimo secolo, infatti, si sviluppa dalla camera oscura.

Benché nel sedicesimo secolo la tecnica del chiaroscuro fosse già da tempo una tecnica consolidata nell’ambiente della pittura, il maestro ne percepisce l’enorme potenziale e sviluppa l’uso della luce per creare “effetti speciali” e per conferire teatralità alle sue composizioni.

Caravaggio è stato interprete del reale dando la sua impronta all’opera e non meramente limitandosi ad una banale rappresentazione pittorica. Per quanto reale, i soggetti di Caravaggio comunque passano attraverso il filtro del maestro- attraverso la sua visione cosmica dell’universo. Se si fosse trattato di una semplice rappresentazione pittorica, le sue composizioni avrebbero comportato molto meno lavoro rispetto alla “manifattura” e all’impegno del pittore nello studio dell’effetto scenografico dell’immagine.

Caravaggio studiava la migliore inquadratura per determinare l’effetto desiderato, il fine ultimo del Maestro era l’effetto di teatralità che agisce sulla psiche; sullo stato emotivo e psicologico. Si serviva del reale per creare, per darne il proprio contributo interpretativo. Come il fotografo determina una composizione entro uno spazio, Caravaggio ne studiava tutti gli elementi, lo spazio, le immagini, evidenziate dalla luce e il nulla, evidenziato dal buio.

La nascita della fotografia nel diciannovesimo secolo vede due protagonisti, il bianco e il nero. Caravaggio precede questa invenzione di circa tre secoli. Il bianco è costituito dalla luce, il nero è l’anonima oscurità dello sfondo delle sue composizioni. Il maestro gioca con la luce naturale, ma anche con quella artificiale delle torce che ben si presta alla volontà dello scenografo. Le sue immagini erano riflesse nello specchio, erano filtrate, e quindi inquadrate entro uno spazio. Caravaggio poneva la composizione entro uno spazio delimitato ancora prima di fissarle entro lo spazio della tela.

Ma Caravaggio non si limita ad un solo tipo di luce. Un’attenta osservazione rivela varie gradazioni della luce nelle sue composizioni, come una sorta di gerarchia della luminosità. Questa gerarchia è determinante per il dramma che si consuma nelle composizioni. Ne è un esempio il dipinto del 1607-1608, Flagellazione di Cristo. Nella composizione il massimo grado di luce è riservato alla figura di Cristo, si tratta di una luce divina che non si spegne neanche nel momento di sofferenza, ma lo accentua. Ma anche quì abbiamo un’affievolimento della luce man mano che ci si allontata dal volto sofferente e dal petto, infatti la luce nelle altre parti del corpo è piu debole. Mentre gli altri individui della composizione sono evidenziati da una luce piu debole che in parte è oscurata dalla penombra. La scena è avvolta da un’atmosfera di mistero e di inquietante oscurità, come la maggior parte dei dipinti di Caravaggio.

Chi guarda attraverso un binocolo, una macchina fotografica o una cinepresa guarda entro uno spazio limitato e ben definito, e così faceva Caravaggio. La sua non era l’arte del dipingere ma l’arte visiva della composizione entro spazi predefiniti, a misura d’uomo. Anche se poi le immagini sorpassavano la realtà, trascendendola, comunque Caravaggio studiava le sue opere con la minuziosità di uno scenografo o di un drammaturgo che deve mettere in scena la sua tragedia.

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Photos: Wikimedia

Copyright © Giovanna De Gennaro
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